John Powell è un gesuita, teologo, scrittore e psicoterapeuta statunitense.

Dal cap. 9 “Il paradosso dell’amore”
:

"Come insegna Cristo, io devo perdere la mia vita prima di poterla guadagnare. Devo arrivare a capire che l’unica autentica recezione è la donazione disinteressata. Devo perdere la mia vita, ma non posso perderla se l’ho sempre in cima a tutti i miei pensieri.

In altre parole, amore significa interessamento a, accettazione di, sollecitudine per tutti coloro che mi circondano. L’amore è donazione del proprio io, che diventa così un altare su cui si consuma il sacrificio. Io posso amare veramente gli altri solo ponendoli al centro della mia mente, del mio cuore, della mia vita. E posso trovare me stesso solo dimenticando me stesso.

L’amore è costoso ed esigente. A causa delle pene profonde che ci affliggono tutti, cioè delle cicatrici psicologiche che fanno parte della nostra eredità umana, e a causa dell’esempio di rivalità datoci da un mondo in cui domina la cupidigia, è difficile fare quel sacrificio di noi stessi che è implicito nell’amore.

Ma, per quanto difficile, una vita d’amore non è una vita squallida. Di fatto, è l’unica vita realmente umana e felice, poiché è piena di sollecitudini che sono profonde come il cuore dell’uomo, vaste come il mondo intero e sconfinate come l’eternità.

Né, per quanto difficile, è una vita che non paga. Se ci decidiamo a fare il dono dell’amore, se accettiamo di dimenticare noi stessi, potremo trovare la nostra pienezza. Essa giungerà silenziosa e misteriosa come la grazia di Dio, ma noi la riconosceremo e anche gli altri la riconosceranno in noi.

Avremo fatto allora la rivoluzione copernicana, ricollocando al centro dei nostri cuori e delle nostre menti il bene e la pienezza altrui. Pur non avendo, in questa conversione, cercato nulla per noi stessi, riceveremo tutto. Sì, perché in ultima analisi la persona amabile, quella che attira amore, è solo la persona che ha dato amore.

Ma come possiamo noi amare se mai siamo stati amati?

Fra il bianco e il nero c’è il grigio con tutte le sue sfumature. Ognuno di noi ha una certa capacità di amore, una certa capacità di spostare l’obiettivo della mente per mettere a fuoco non più sé stesso ma i bisogni, la felicità e la pienezza umana degli altri. Nella misura in cui facciamo questo, nella misura in cui attualizziamo il potenziale che è latente in noi, noi verremo amati.

Se all’inizio possiamo amare solo poco, saremo amati solo poco. Però il pur poco amore che riceveremo ci darà la forza per uscire sempre più da noi stessi nella direzione che quell’amore indicherà.

Ecco dunque l’impegno al quale siamo chiamati: utilizzare ogni capacità di amore che abbiamo, sia essa grande o piccola."